Ales Stenar, Stonehenge svedese

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Ales Stenar, Svezia - skane.com©sydpol.com

Ales Stenar, Svezia - skane.com©sydpol.com

Nel cielo della Scania, il crepuscolo cade su Ales Stenar: si posa porpora sulle 59 steli che disegnano lo scheletro di un’antica nave vichinga, e anima il più grande monumento megalitico della Svezia.

La verità di questo luogo è imprigionata nella memoria del tempo. Molte le ipotesi, una sola la verità ancora da rivelare. Di certo c’è la maestà della collina piana su cui sorgono le Pietre di Ale: si trova vicino a Kåseberga, un villaggio di pescatori a circa 18 chilometri dalla cittadina di Ystad, nel sud del paese scandinavo.

E’ nel mezzo di questo promontorio che i massi dal peso di circa 1,8 tonnellate ciascuno si distendono lungo 67 metri per 19, originando un ovale simile a una vecchia e immensa imbarcazione norrena, in cui a prua come a poppa si trova una pietra più alta.

Quella davanti “guarda” il Mar Baltico, quella dietro il suolo: 360 gradi di orizzonte diviso a metà tra acqua e terra nella regione della Scania. Tanto che alcuni definiscono Ales Stenar, la Stonehenge di Svezia, perché – proprio come il sito megalitico britannico – potrebbe avere una funzione astronomica.

Ne è convinto, ad esempio, Bob G. Lind, secondo cui la disposizione delle steli è correlata con le 24 ore del giorno e, addirittura, con i 365 giorni dell’anno terrestre. Secondo gli archeologi e gli astronomi ufficiali, invece, questa teoria non ha ragion d’essere. E la bollano come pseudoscienza.

Ma risalire indietro nel tempo, scoprire l’origine del sito megalitico, di chi lo edificò e perché, non è ancora stato possibile al di là di ogni dubbio. Si sa che venne descritto nel 1624 dal viaggiatore Niels Ipsens, ma solo nel 1919 fu restaurato.

Grazie a ricerche più approfondite, condotte alla fine degli Anni Ottanta del secolo scorso, si pensa che le Pietre di Ale siano state innalzate quassù nel 500 d. C., alla fine dell’Età del Ferro nordica.

Durante gli scavi nel “ventre” della nave sono stati ritrovati diversi materiali: resti umani, conservati in una pentola di creta, dove oltre alle ossa bruciate in una pira c’erano anche altri oggetti di quel periodo.

Ecco perché la teoria più accreditata su Ales Stenar è quella di un sito di cremazione in onore dei vichinghi, o di un loro re. Un luogo dove riposare per l’eterno senza rinunciare al mare periglioso davanti a sé e alla sicurezza della terra della Scania su cui spargere le proprie ceneri.

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