Isola di Marstrand, perla svedese

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Isola di Marstrand © Göran Assner

Isola di Marstrand © Göran Assner

La fortezza di Carlstens si alza imponente sull’isola di Marstrand. Mentre il ferry si avvicina lento all’attracco della più piccola città della contea di Västra Götaland, vedo le sue mura massicce occupare la linea dell’orizzonte.

Appena sbarcato insieme a pochi altri passeggeri, mi dirigo subito verso il castello, lassù sulla collina. Nel cercare la strada, mi imbatto nel Villa Maritime, un modernissimo hotel per conferenze con appartamenti.

Supero la chiesa bianca circondata da un muretto, entro il quale ci sono le tombe del cimitero, e inizio a salire. Pochi minuti e arrivo sui bastioni: dominano la zona sino a dove l’occhio si perde nell’arcipelago.

La fortezza fu costruita per volere di Carlo X di Svezia, dopo il trattato di Roskilde del 1658 che ridava la regione di Bohuslän, e quindi anche l’isola di Marstrand, al dominio svedese. Sino ad allora era sotto quello danese-norvegese.

Nei secoli, il castello venne espugnato due volte, ma fu sempre restituito agli eredi di Carlo X attraverso lunghi negoziati e trattati di pace. La posizione dell’atollo era determinate per i mercanti e il commercio: qui il porto non ghiaccia quasi mai. Per questo motivo le navi della marina svedese erano dislocate nella rada.

Cammino lungo i bastioni e incontro cannoni muti puntati verso il mare. Guardo il promontorio declinare sulle case in legno colorate in cui vivono circa 1500 anime. E penso che questo luogo, oggi così tranquillo, durante il periodo estivo si popola a dismisura di viaggiatori e turisti.

Molti arrivano dalla vicina Göteborg: basta prendere l’autostrada attraverso infinite distese verdi e raggiungere la costa, proprio davanti all’arcipelago e alle sue sfumature d’azzurro. Si supera il ponte che collega l’isola di Koön alla terraferma e poi, come ho fatto io, ci si imbarca sul traghetto che ti porta all’isola di Marstrand in due minuti.

Scendendo dalla collina, lascio l’imponenza della mura alle mie spalle e mi infilo in un dedalo di acciottolato. Poi, come chiamato dal mare, raggiungo il promontorio di Halla: negli anni passati i pescatori venivano qui per capire se le condizioni delle acque erano ideali per uscire in cerca di aringhe.

La pesca è sempre stata la fonte principale del villagggio che, fondato nel XIII secolo da un re norvegese, acquisì subito i priviligi di città. Nel Medioevo, i suo abitanti ottennero una dispensa papale per poter lavorare in mare anche nei giorni dei santi.

Durante la Match Cup di Svezia, questa parte dell’isola di Marstrand diventa la più popolata della zona: circa cento mila spettatori si dividono lo spettacolo delle barche che per una settimana solcano il blu per vincere il trofeo. All’evento assistono anche i reali svedesi.

Proseguo verso il porto e incontro il Södra Strandverket, la casa del Marstrands Segelsällskap, la Società di Vela. Proprio vicino all’attracco del ferry, un veliero a due alberi è pronto a salpare. Forse per fare le prime prove stagionali della regata.

Qualche minuto d’attesa e il traghetto proveniente da Koön arriva puntuale: mentre si stacca dalla banchina dell’isola di Marstrand vedo la fortezza di Carlstens lasciare la linea dell’orizzonte e il blu del cielo entrarmi negli occhi.

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