Municipio di Stoccolma, simbolo della capitale svedese

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Il Municipio di Stoccolma © Andrea Lessona

Il Municipio di Stoccolma © Andrea Lessona

Il profilo nazional-romantico del municipio di Stoccolma svetta sulla punta dell’isola di Kungsholmen. Dal traghetto guardo il simbolo della capitale svedese specchiarsi nel blu del lago Mälaren coi suoi mattoni rossi.

Sono oltre otto milioni quelli usati per costruire l’edificio (Stadshuset) realizzato tra il 1911 e 1923 su progetto dell’architetto Ragnar Östberg. Dietro l’imponenza delle facciate su cui spiccano i 106 metri della torre, ci sono uffici, sale di riunione e saloni. Così, una volta a terra, entro in questa immensità per scoprirla.

Seguendo i dettami rinascimentali, Östberg disegna il municipio di Stoccolma a due “piazze”: il cortile e il Salone Blu. In realtà quello era solo il nome originale, e tale è rimasto nonostante le pareti non siano mai state intonacate né dipinte lasciandole del loro colore naturale.

In questo luogo enorme dove i miei passi diventano eco, il 10 dicembre di ogni anno si tiene il banchetto del Premio Nobel. Nel grande Salone Blu c’è anche il più grande organo del Nord Europa: dieci mila canne e 135 registri.

Proseguo il mio giro ed entro nella Sala del Consiglio in cui si riunisce l’assemblea del municipio di Stoccolma. Il soffitto ha un’apertura simulata, simile a una lunga casa vichinga. I mobili preziosi di Carl Malmsten si alternano alla tappezzeria tessuta in Italia di Maja Sjöström.

Dalle tribune, capaci di ospitare duecento persone si possono ascoltare i consiglieri durante le sedute. “Non abbiamo mai il pienone, però” – mi confessa con un sorriso la guida che accompagna me e gli altri visitatori tra i segreti del Municipio.

Dopo aver immaginato discussioni interminabili in politichese svedese, arrivo alla Volta dei cento, l’ingresso principale del municipio di Stoccolma. Da qui si accede direttamente al quartiere delle feste. Il soffitto a crociera ha cento intradossi.

Su una sporgenza della parete si riesce a vedere qualche ingranaggio del “Gioco di San Giorgio”. In estate, due volte al giorno, alle 12 e alle 18, il marchingegno ruota: e sul balcone di fuori, mentre le campane suonano, appaiono il Santo e la bestia.

Nell’Ovale, il vestibolo del quartiere delle feste del municipio di Stoccolma, ogni sabato pomeriggio si celebrano i matrimoni civili. È un luogo dall’atmosfera caratteristica, resa ancora più suggestiva dagli arazzi Tureholm: sono stati tessuti in Francia verso la fine del 1600.

Un’altra sala affascinante è la Galleria del Principe: viene usata per i ricevimenti ufficiali della città. Da qui c’è una vista stupenda sul fiordo di Riddarfjarden, l’insenatura più orientale della capitale. Lo stesso scenario che vedo attraversando i vetri con lo sguardo è dipinto nell’affresco del Principe Eugenio sulla parete di fronte.

Appena dopo si trova la Sala delle Tre Corone. Il suo nome altisonante deriva dai tre lampadari dorati che eleganti scendono dalla travatura del soffitto. Alla parete nord della stanza si trovano broccati in seta realizzati in Cina. Tra i vari dipinti, invece, spicca la “Veduta da Mosebacke” realizzata nel 1790 da Elias Martin.

L’ultima tappa del mio viaggio tra i segreti del municipio di Stoccolma è il Salone Dorato. Nascosto alla vista dalle due porte in rame, pesanti una tonnellata ognuna, custodisce un tesoro inestimabile: un mosaico di 18 milioni di tessere in vetro e oro realizzato da Einar Forseth. La sala è lunga 44 metri e sino al 1973 ospitava il banchetto di gala che segue la consegna dei Premi Nobel.

Lasciato lo sfarzo dell’ultima sala esco sul cortile interno e arrivo al portico terreno. Da qui lo sguardo spazia dove ero prima a bordo del traghetto: sulle acque blu del lago Mälaren.

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