Museo Vasa, il forziere di Stoccolma

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La Nave Vasa a Stoccolma © Andrea Lessona

La Nave Vasa a Stoccolma © Andrea Lessona

La prua della Vasa sogna ancora il mare, scrigno denso in cui il galeone svedese naufragò. Era il 10 agosto del 1628 quando le acque di Stoccolma lo inghiottirono nel giorno della sua inaugurazione, e solo il 24 aprile del 1961 lo restituirono agli occhi del mondo.

E anche ai miei che, increduli, ammirano la sua maestà. Davanti a me ho l’unica nave del XVII secolo rimasta intatta: dopo essere stata restaurata per anni, oggi rivive della sua antica bellezza sull’isola di Djurgården tra le pareti del museo a cui dà nome e riceve casa.

La struttura che la ospita e la imprigiona venne inaugurata nel giugno del 1990 da Carlo XVI Gustavo, re di Svezia. A volerla libera per solcare il mare, dimostrare la sua potenza e sconfiggere i nemici fu un altro Gustavo II (1594-1632), sovrano del casato Vasa.

I costruttori del tempo avevano preparato un galeone ineccepibile ma le continue intromissioni del monarca per avere a tutti i costi un unicum, li costrinsero a modifiche inappropriate.

E così gli apprendisti, trovatosi soli alla morte del loro mastro carpentiere, cedettero al volere regale: e allungarono a dismisura la Regalskeppet Vasa (Nave Reale Vasa). Mentre la guardo quasi sospesa nel tempo e nell’aria leggera del museo omonimo, leggo sulla brochure ritirata all’ingresso i numeri che la caratterizzano.

Il suo dislocamento è di 1210 tonnellate, la lunghezza di 69 metri, la larghezza di 11,7. Dalla chiglia all’albero maestro misura 52,5 metri con un pescaggio di 4,8 metri. La superficie velica è di 1275 metri quadrati con dieci vele sostenute da tre alberi.

In tutto ha 64 cannoni disposti su due ponti: 48 cannoni da 24 libbre (24 sul ponte inferiore, 24 su quello superiore) otto cannoni da tre libbre, due cannoni da una libbra e una carronate. L’equipaggio che con lei affogò proprio nel giorno dell’inaugurazione era di 154 marinai e trecento soldati.

Nonostante il galeone fosse colata a picco repentino per il troppo peso mal distribuito, i morti furono “solo” cinquanta. Tra cui anche mogli e figli degli imbarcati: tutti smaniosi di vivere l’ebrezza di viaggiare sulla nave più potente del tempo.

Sommersa nelle acque e nella memoria, la Vasa rimase prigioniera del Baltico sino al 1956 quando Anders Franzén pensò di riportarla a respirare l’aria di Stoccolma. Così con nuove attrezzature e l’aiuto prezioso della regia Marina svedese, riuscì nell’impresa.

I sommozzatori la trovarono in posizione eretta a una profondità di 32 metri insieme agli scheletri di 25 persone. La nave venne sollevata dal fondale e adagiata su una piattaforma subacquea che lenta fu spostata al cantiere-laboratorio. Il 24 aprile 1961, una volta giunto a destinazione, il relitto fu fatto emergere.

Mentre si cercava di riportare la Vasa all’antico splendore, nelle stesse acque del ritrovamento si procedeva al recupero degli oggetti che le erano appartenuti. E così vennero ritrovati oltre 26 mila manufatti tra cui 700 statue e polene, vasellame, attrezzi e accessori di abbigliamento, testimoni preziosi di un’epoca.

Oggi sono tutti qui, in questa struttura immensa che è forziere e museo del più grande galeone che fu.

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