Uppsala, arte e cultura svedese

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Uppsala, Svezia © Andrea Lessona

Uppsala, Svezia © Andrea Lessona

Il profilo gotico della cattedrale di Uppsala si riverbera nel fiume Frysån, specchio increspato della quarta città di Svezia a un’ora da Stoccolma. Da uno dei suoi ponti lo vedo scivolare via insieme all’immagine astratta delle case e della chiesa, capolavoro architettonico tra le nuvole.

Sono le due guglie svettanti a indicarmi la via tra piccole stradine medievali d’acciottolato. Ed eccola, imperiosa nel rosso sgargiante di mura imponenti, aprirmi le porte e farmi entrare nel silenzio mistico.

L’edificio ecclesiastico, il più grande e alto della Scandinavia, fu realizzato in forma gotica a partire dal 1260 grazie al francese Etienne de Bonneuil. Ma venne consacrato solo il 17 giugno del 1435. Diversi incendi lo devastarono nei secoli e nel 1702 fu ricostruito. Alla fine dell’Ottocento un nuovo rifacimento neogotico gli diede le torri di 118 metri. L’ultimo restauro è del 1970-76.

Cammino lungo la navata principale, costellata come le due laterali da pilastri a fascio. La luce calda entra dalle vetrate e ovatta la chiesa. In fondo, sopra l’altare, brilla una grande croce di cristallo di rocca.

I lati della cattedrale ospitano le tombe dei personaggi che hanno reso celebre la Svezia e Uppsala. Su quello destro c’è la cappella di re Gustav Vasa e delle sue due prime mogli. A destra, invece, il cenotafio di Linneo, il naturalista famoso in tutto il mondo.

Esco dalla chiesa mentre l’ombra delle guglie attraversa la strada e cade sopra il Gustavianum. E’ l’edificio più antico dell’università cittadina fondata nel 1477 e il primo ateneo della Scandinavia. Ieri Anders Celsius fu professore d’astronomia. Oggi accoglie oltre 40 mila studenti dediti alla ricerca medica e allo sviluppo delle biotecnologie.

Tra le sue mura viene conservata un’ampia collezione naturalistica e di reperti egizi, grechi e romani. Ma il pezzo pregiato, protetto da una teca spessa è il “mobile delle curiosità”, un trumeau enorme realizzato ad Augusta nel 1632. Venne dato in dono al re Gustav II Adolf per avere risparmiato la cittadina bavarese durante la Guerra dei Trent’anni.

L’opera che filtra dai vetri protettivi è una grande scatola delle meraviglie in cui, tra il visibile e l’invisibile dei suoi cassetti segreti, ci dovrebbe essere tutto il sapere umano. Al piano superiore del museo, invece, è conservato il Teatro anatomico dove oltre 300 anni fa venivano effettuate le dissezioni. Ora è solo un luogo di ricordo e di ammirazione in cui l’eco della propria voce rimbomba tra il legno dei suoi banchi.

Uscito nel sole accecante proseguo il mio giro per Uppasala e arrivo alla Carolina Rediviva: è la Biblioteca Universitaria, la più antica della Svezia fondata nel 1620. Tra i suoi scaffali ci sono oltre cinque milioni di libri. Nella sala delle Esposizioni dell’edificio si trova la Bibbia d’Argento: risale al VI secolo e a margine, centinaia di anni dopo, Mozart vi scrisse alcune note.

Attraverso il verde dei prati, ricamo curato sulla collinetta che porta al castello. Sullo spiazzo d’asfalto dove svettano cannoni muti, il maniero del Seicento riempie l’orizzonte. Tra le sue mura ocra c’è la residenza del governatore della Contea che “regna” sulla regione della Svealand.

Lì, nella Sala del Trono, Gustav II Adolf fu incoronato re e sua figlia Cristina abdicò per abbracciare la fede cattolica. L’edificio ospita il Museo della Pace, celebrando i 190 senza guerra della Svezia, e il lavoro del segretario generale dell’Onu Dag Hammarskjöld.

I raggi del sole che ravvivano l’esterno del castello attraversano la strada e fanno brillare il Giardino Botanico della città, laggiù. Fondato nel 1655, fa parte dell’Università e anch’esso è il più antico del paese scandinavo. Oltre nove mila piante provenienti da tutto il mondo, una serra tropicale e un aranceto ne fanno un’altra e ulteriore attrattiva per i visitatori e i 150 mila abitanti di Uppsala.

Ridiscendo la collina e, tenendo sempre come punto di riferimento le guglie della cattedrale, arrivo al Museo dell’Uppland. Nei suoi interni viene illustrata la storia dei Vichinghi grazie a diverse mostre. Ma l’edificio è famoso soprattutto per il film “Fanny e Alexander” di Ingmar Bergman, nato a Uppsala nel 1918. Il regista lo usò come abitazione del vescovo cattivo.

Supero uno dei ponti che attraversano il fiume della città e raggiungo la via Linné Gatan. Qui, all’angolo della strada, posso entrare nello studio di Linneo, oggi trasformato in museo. Tra le pareti di legno dell’edificio del XVIII secolo, sono conservati gli oggetti e i suppellettili del periodo in cui il genio della botanica diede nuova linfa e sviluppo alla Scienza.

Appena fuori c’è il giardino che gli è stato dedicato. Risale al 1655, ma le oltre 1300 specie di piante conservate sono state disposte secondo il sistema sessuale realizzato dallo studioso. Lascio i colori fioriti e cammino lungo le sponde del fiume Frysån. Nel suo specchio d’acqua, il profilo gotico della cattedrale e degli edifici di Uppsala tremulano riflessi.

Per approfondire:
Wikipedia

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